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Un'alleanza per la Costituzione PDF Stampa E-mail

Apriamo un dibattito sulla riforma costituzionale : sovranità popolare, consenso, diritti naturali, rappresentanza politica, democrazia, partiti.



C’è un diffuso convincimento sull’esigenza di riforme costituzionali volte a dare al Governo e al Parlamento una maggiore capacità di decisione. Come se i ritardi nell’affrontare le grandi questioni sociali, economiche e politiche dipendessero solo da un sistema istituzionale inadeguato rispetto ai cambiamenti intervenuti in questi ultimi sessanta anni.

Ma nel dibattito che ne è scaturito emergono posizioni che vanno ad interessare concetti fondanti della nostra democrazia come la “sovranità popolare”, i “diritti naturali”, i principi di “rappresentanza” e lo stesso valore della Costituzione.

Credo, pertanto, sia utile tentare di dare vita ad un ampio dibattito che inquadri la legittima aspirazione alle riforme in uno scenario compatibile con i principi su cui è nata e si è fondata la nostra Costituzione.

Tutte le più significative carte costituzionali nascono da importanti eventi dove il popolo ha svolto una fondamentale funzione di promozione e di protagonismo: la costituzione inglese, quella russa, quella americana, quella francese e la nostra sono nate a seguito di importanti movimenti di popolo e, indipendentemente dal loro contenuto formale, hanno rappresentato e rappresentano la fonte di un ordinamento giuridico strettamente connesso con le ragioni ideali che furono alla base di quei movimenti popolari.

Senza voler entrare nella questione sulla c.d. “immodificabilità” di dette costituzioni (nel senso che i costituenti, dopo aver realizzato la carta, avrebbero esaurito la c.d. “capacità costituente”), va però tenuto presente che ogni costituzione non è solo l’insieme dei principi cui il Parlamento dovrà attenersi nella sua attività legislativa, ma rappresenta anche (e, forse,soprattutto) un preciso dato etico, storico e politico che va rispettato.

Perché accanto alla immodificabilità formalmente prevista dall’art. 139 della Costituzione (la forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale), ci sono altri momenti della Costituzione che non possono essere modificati perché attinenti ai suoi principi fondanti.

Sarebbe pensabile, ad esempio, una riforma che sottraesse la sovranità al popolo (art. 1 Cost.), che disconoscesse i diritti inalienabili della persona (art. 2), che eliminasse il principio di eguaglianza (art. 3), o che cancellasse la libertà di manifestazione del pensiero (art. 21) ?.

Dunque, ciò che costituisce l’anima della Costituzione non può essere messo in discussione proprio perché rappresenta “lo spirito” che è stato conferito alla Carta da un grande movimento di popolo.

Sono considerazioni che, credo, debbano essere approfondite quando si metterà mano alla riforma. Anche se si dovesse procedere a modifiche limitate alla seconda parte della Costituzione, perché bisogna evitare che questi cambiamenti determinino, pur se solo indirettamente, modifiche all’impianto della prima parte e, quindi, a quei diritti che sono immodificabili in quanto rappresentano, da un lato i principi inalienabili preesistenti alla Costituzione che questa si limita a riconoscere (art. 2), dall’altro i valori fondanti il nostro sistema democratico quali la libertà e il diritto di voto, l’eguaglianza, la partecipazione e la rappresentanza politica, il ruolo dei partiti, la sovranità popolare (artt. 1, 3, 48, 49, 56, 58, 67). Tutti valori basati sul principio della divisione dei poteri.

Penso, infatti, che si debba fare attenzione a che eventuali modifiche costituzionali non mettano in discussione la qualità della nostra democrazia i cui fondamenti sostanziali non possono essere intaccati né dal Parlamento, né da una nuova Assemblea costituente, né, tanto meno, da una Commissione bicamerale.

Anziché di aggiustamenti e scorciatoie che assecondino l’attuale tendenza accentratrice, abbiamo bisogno di recuperare una dimensione etica della politica per evitare il rischio di quella- pseudo-democrazia che prepara il totalitarismo tecnologico e la dittatura dei grandi poteri finanziari.

Molto significativo al riguardo è l’articolo di Giandomenico Mucci S.I. apparso su “Civiltà Cattolica” (numero 3828 del 19.12.2009) : “Da Dahrendorf a Bodei. La Democrazia Fragile”, che mette in luce i rischi che il nostro sistema democratico sta vivendo a causa della “tirannia degli apparati”, della crisi dei partiti sempre più autoreferenziali e “portavoce di lobbies”, del “decadimento morale delle elites”, di una “informazione manipolata” che rende i cittadini indifferenti “illusi da una pseudo cultura che propone miti, piaceri e sogni pur di sottrarli alle effettive condizioni storiche”.

In sostanza, una democrazia sempre più formale che può “degenerare in dispotismo mite, che lascia i cittadini in un perpetuo stato di minorità, paghi di un certo benessere, felici di vivere e di non pensare”. Insomma la fine della partecipazione politica.

I cattolici si debbono interrogare su questo scenario perché sono in gioco quei diritti naturali, che sono i valori fondanti del nostro sistema democratico.

E’ necessario, dunque, che la politica, acquisita una nuova connotazione umanistica, consenta alla persona la conquista di una autentica libertà e che la legalità formale sia supportata da una legittimità sostanziale radicata nell’identità culturale del popolo.

La prima questione che dobbiamo porci, dunque, riguarda se e quali limiti s’incontrino in una eventuale fase di modifica della nostra Costituzione specie con riferimento alla natura, alla struttura, all’esplicazione, all’estensione e ai contenuti della sovranità popolare.

Anche perché, finite le ideologie e tramontati le utopie e i miti del collettivismo e del liberismo, il rispetto della Costituzione e dei suoi valori potrebbero rappresentare la vera e sostanziale contrapposizione tra le forze politiche. Con i cattolici che, in difesa di una antropologia cristiana così come garantita dalla Carta Costituzionale, potrebbero ritrovare un ruolo significativo e unificante nel dibattito culturale e politico.


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