Il portale di Rifondazione Democristiana
Rifondazione DC, Publio Fiori, Democrazia Cristiana, Federazione dei Democristiani

Rubrica Video - Il Punto

Le prossime elezioni regionali : Con "Rinascita Popolare" liste di ispirazione cristiana PDF Stampa E-mail
L’urgenza di uscire da questo bipolarismo/bipartitismo nasce da alcune esigenze non più rinviabili.

LA QUESTIONE DEMOCRATICA.

Non è dubbio che stiamo vivendo una crisi che coinvolge la qualità della nostra democrazia come testimoniano anche il crescente astensionismo elettorale e i recenti scontri mediatico-scandalistici.

La “democrazia rappresentativa-parlamentare” sta mutando la propria connotazione originaria. Lo sbarramento elettorale, il premio di maggioranza e l’eliminazione delle preferenze hanno depotenziato la natura rappresentativa del Parlamento perché hanno inciso sulla capacità di partecipazione e di scelta da parte degli elettori.

I partiti hanno seguito (o preceduto) questo processo involutivo di tipo oligarchico e si sono dati una struttura elitaria e antipopolare. Fine del ruolo degli iscritti e delle sezioni; fine della politica nel territorio; congressi (quando si fanno) senza effettiva rappresentanza e fondati esclusivamente sulle scenografie, sulle risorse mediatiche e sulle derive populistiche. In sostanza “partiti padronali” ben lontani da quelli previsti dall’art. 49 della Costituzione per una “partecipazione permanente” dei cittadini alla vita politica. Anche la stampa e la comunicazione più in generale sembrano adeguarsi a tale deriva.

LA RIFORMA ELETTORALE E DEI PARTITI

Ci vuole una svolta politica di tipo istituzionale che restituisca ai cittadini quella “sovranità” prevista dall’art. 1 della Costituzione. Per battere le oligarchie partitocratiche c’è un solo mezzo: una riforma elettorale che coniughi la governabilità del Paese da parte della maggioranza con un ritrovato protagonismo degli elettori. Il sistema proporzionale con le preferenze e uno sbarramento serio (ma senza premio di maggioranza), che impedisca una eccessiva frammentazione, dovrebbe rappresentare la soluzione teoricamente più idonea; ma c’è la giusta obiezione che oggi non sarebbe in grado di superare il blocco instaurato dal sistema oligarchico di questa partitocrazia.

Allora non rimane che il sistema uninominale (secco o a doppio turno) con la scelta dei candidati attraverso l’introduzione di “elezioni primarie” vere, inserite cioè nel procedimento istituzionale e pubblicistico come negli USA.

In tal modo i candidati verrebbero selezionati dalla volontà degli elettori e non dai “capricci” dei capi o dagli interessi delle segreterie dei partiti e gli eletti scaturirebbero da uno scontro democratico in un collegio elettorale ristretto dove prevarrebbero le qualità dei candidati anziché la loro fedeltà a questo o a quel capo.

Dobbiamo, dunque, prendere una forte iniziativa politica per lanciare la proposta di riforma insieme a tutti coloro che, indipendentemente dalla loro collocazione politica, si riconoscano in questa esigenza di rinnovamento democratico.

LO STATUTO PUBBLICO DEI PARTITI

In parallelo a questa riforma elettorale è indispensabile la riforma dei partiti per realizzare il rispetto dell’art. 49 della Costituzione che ha “costituzionalizzato” il ruolo del partito come struttura di “partecipazione permanente” a condizione che la sua organizzazione interna sia effettivamente democratica.

Ma, per ottenere questo risultato è necessaria una normativa che fissi regole precise per le procedure interne (e relative sanzioni sul finanziamento pubblico) relative alle iscrizioni, ai congressi, alle incompatibilità, alle nomine e alle candidature.

E’ un tema affrontato con Don Sturzo con una proposta di legge che non ebbe fortuna e che io ho riproposto nel 1980 con analogo risultato a causa dell’ostilità dei partiti ad una regolamentazione della loro vita che farebbe saltare il sistema oligarchico su cui si fonda il potere dei loro apparati.

LA PROGETTUALITA’ POLITICA

Mai come in questo momento i partiti sono stati privi di un vero progetto politico. La corsa all’accorpamento, esito inevitabile del sistema maggioritario, ha portato alla confluenza di partiti con identità e valori diversi, spesso distanti, talvolta incompatibili.

Con la conseguenza che, se vogliono evitare implosioni, debbono esprimere solo politiche pragmatiche senza alcun riferimento ideale, etico e morale.

Infatti, nelle grandi questioni della dignità della persona, dei diritti umani, dello stato sociale, delle condizioni dei lavoratori, della protezione delle famiglie, della difesa del salario, del lavoro giovanile e dei pensionati si aprono, all’interno degli stessi partiti, tensioni e scontri che incidono negativamente sulla governabilità del Paese.

La politica senza etica diventa un supermercato. La politica senza una precisa ispirazione ideale diventa il luogo degli scontri più squallidi e delle mediazioni di basso profilo, degli egoismi geografici, della guerra tra interessi contrapposti e del trionfo dei grandi poteri finanziari.

La crisi che stiamo vivendo è figlia di tale scenario e le misure che il Governo ha assunto sono la proiezione di una cultura neo-consumistica che, però, non è più in grado di garantire sviluppo.

UN NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

Questo tipo di capitalismo, dopo aver prosperato sui “consumi superflui” e sulla “finanziarizzazione” speculativa dell’economia, non è in grado di garantire alcun tipo di sviluppo. Anche perché è oramai chiaro che crescita e sviluppo non sono sinonimi: la crescita economica fondata sul PIL è un modo ingannevole per misurare il grado di benessere di un popolo (il PIL può aumentare, ad esempio, per una produzione fortemente inquinante che, di fatto impoverisce e danneggia una nazione). Lo sviluppo è invece un concetto più ampio che coinvolge valori (anche spirituali) che hanno un ruolo fondamentale per garantire un vero benessere.

E’ iniziato nel mondo un importante dibattito sulla c.d. “de-crescita” che testimonia l’esigenza di superare il sistema dei consumi individuali e superflui per puntare sui consumi di interesse generale (sicurezza, lavoro, salute, ambiente, giustizia, infrastrutture, ecc. ecc.). Ma la politica finge di non accorgersene.

LA POLITICA DI BILANCIO

La politica di bilancio è scomparsa. Si fanno promesse, previsioni, auspici; si dicono anche bugie. Non c’è più traccia di proposte concrete accompagnate da precise previsioni di spesa e precise indicazioni di coperture finanziarie.

Guardiamo ad esempio al tema del “quoziente famigliare” che sembra essere diventato il centro dell’impegno formale di quasi tutti i partiti. Nessuno dice quanto costa e, soprattutto, quale potrebbe essere la copertura finanziaria.

Parole e sceneggiate che offendono l’intelligenza degli osservatori più attenti e soprattutto la dignità delle famiglie monoreddito.

Per non parlare del debito pubblico e del deficit annuale che ammonta a circa 75 miliardi di euro e che di fatto impedisce qualsiasi iniziativa sociale o di sviluppo infrastrutturale.




CHE FARE’ ?

Se questi partiti non sono in grado di svolgere una seria funzione di rappresentanza popolare, è necessario recuperare un sistema, una trama che ci consenta di rispondere alle questioni sul tappeto.

Un sistema, cioè, che dia risposte a coloro che chiedono un ritorno al popolarismo inteso come recupero della partecipazione per una più alta qualità della nostra democrazia e come ristrutturazione dei partiti secondo quanto previsto dall’art. 49 della Costituzione. Come progetto politico ispirato alla dottrina sociale cristiana e in sintonia con una etica condivisa fondata sulla centralità della persona, il rispetto dei diritti umani e il principio di sussidiarietà.

Perché il rispetto dei “diritti umani” ha un significato dirompente, oserei dire “eversivo”, che incide direttamente sulle scelte politiche interne e internazionali.

Insomma, dobbiamo restituire ai cittadini quel diritto-dovere di partecipare alle scelte politiche offrendo loro uno strumento democratico per una “rivolta morale” contro un sistema politico formalmente democratico ma sostanzialmente oligarchico (democrazia totalitaria?).

LE PROPOSTE

Senza voler fare proposte omnicomplessive accontentiamoci di affrontare, ad esempio, il problema del “quoziente famigliare” di cui abbiamo accennato sopra.

Dunque, tutti vogliono aiutare le famiglie e tutti sono d’accordo sull’istituzione del “quoziente famigliare” che consentirebbe di spalmare il reddito della famiglia sul numero dei componenti e che renderebbe esentasse le somme spese per i figli. Anche il Governo lo aveva inserito nel suo programma oltre un anno fa. Ma nessuno dice quanto questa importante riforma costerebbe e, soprattutto, quali potrebbero essere le coperture di bilancio.

Noi facciamo una proposta.

Supponiamo che tale operazione venga a costare all’Erario, come minori introiti, 5 miliardi all’anno. Dove li prendiamo?

Noi proponiamo di fare una scelta radicale e coraggiosa eliminando alcune spese sostenute dal bilancio dello Stato per obiettivi meno importanti delle famiglie.

Anzitutto la riduzione delle spese Istituzionali (Parlamento, Presidente della Repubblica, Governo, Enti pubblici territoriali e non, ecc.); poi l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti che, stante la loro involuzione democratica, presenta anche profili di illegittimità; quindi l’eliminazione del finanziamento pubblico di giornali e TV che, francamente, in uno stato c.d. liberale, appare incomprensibile; ancora, l’abrogazione della norma che consente alle banche di detrarre dagli utili di bilancio le perdite d’esercizio; infine la revisione dei contributi pubblici alle imprese.

Si tratta di risparmi per un importo equivalente ad una “Legge Finanziaria”. Con scelte che non solo ci darebbero la disponibilità per il “quoziente famigliare”, ma che rappresenterebbero un coraggioso cambiamento della deteriore prassi che da sempre privilegia i poteri a danno dei cittadini.

LA CENTRALITA’ DELLA POLITICA

Ma per realizzare questa linea, che tutelerebbe gli interessi popolari in contrapposizione agli interessi oligarchici di “poteri” certamente non democratici, ci vuole una politica che rappresenti realmente la società, la sovranità dei cittadini, la volontà della gente.

Una politica che recuperi una centralità oggi chiaramente perduta in favore di poteri finanziari certamente oligarchici e antipopolari. Si tratta di tornare al rispetto della Costituzione che è stata, di fatto e illegittimamente, modificata mediante leggi ordinarie sul sistema elettorale.

Non siamo più una Repubblica parlamentare, non siano ancora una Repubblica presidenziale e, forse, non siamo più neppure una Repubblica se per Repubblica s’intende un sistema dove la sovranità “appartiene” ed è “esercitata” dal Popolo.

Se questo è il senso della centralità della politica il popolarismo ne è la sua più significativa espressione. Nel duplice significato di una effettiva partecipazione del popolo alle scelte politiche e di un progetto politico che, non più subalterno a questo tipo di capitalismo fondato sui consumi individuali e superflui, affronti le nuove grandi questioni sociali come i diritti fondamentali, il lavoro, l’abitazione, la salute, le pensioni, la sicurezza, la giustizia, la tutela dell’ambiente, le infrastrutture, ecc.

Con una particolare attenzione al ruolo e alla funzione del mondo del “volontariato”.

UNA MOBILITAZIONE POPOLARE

Tale obiettivo si può raggiungere solo con una grande mobilitazione popolare capace di far emergere una nuova classe dirigente. Che si proponga fin dalle prossime elezioni regionali del 2010 come alternativa a questa politica che si è barricata all’interno si un recinto fatto di gruppi ristretti privi di legittimazione democratica. Gruppi che si sono spartiti il potere, scelgono i “rappresentanti” del popolo e decidono la politica di bilancio garantendo privilegi inaccettabili per i soliti noti: banche, partiti, giornali, grandi industrie, evasori fiscali, esportatoti di capitali, ecc. ecc.

Questo sistema governerà l’Italia fin tanto che continueremo a farci “ipnotizzare” da vecchie classificazioni ideologiche che non hanno più alcun senso politico e che servono solo per giustificare false contrapposizioni sulle quali i partiti mantengono forte la loro egemonia.

Oramai il grande spartiacque tra le forze politiche è dato dall’antropologia cristiana: la vera natura della persona, i suoi valori, i suoi diritti, i suoi doveri.

L’esigenza di un “nuovo umanesimo” è il tema di fondo della politica che deve misurarsi con l’esigenza di un nuovo modello di sviluppo dove i diritti umani, a livello nazionale e internazionale, rappresentino il vero banco di prova di ogni programma politico.

GLI “EQUILIBRISMI” DELL’UDC

Gli equilibrismi dell’UDC in stile vetero-doroteo non servono più.

Il problema non è quello di realizzare uno pseudo terzo schieramento (il c.d. Centro), ad immagine e somiglianza del Centro-destra e del Centro-sinistra, con il chiaro obiettivo di collocarsi da una parte o dall’altra a seconda delle opportunità che si presentano e, quindi, di “ritagliarsi” una fetta di potere.

Comprendo le difficoltà in cui l’UDC è costretta a muoversi, ma talvolta la politica costringe a scelte coraggiose.

Con l’attendismo e le incertezze non si risolvono i problemi.

E’ giunto il momento di esprimere giudizi politici sulla situazione socio-economica, sulla maggioranza, sul Governo e sulle opposizioni; per poi prendere decisioni chiare e motivate sulle alleanze che non possono essere a “macchia di leopardo”, ma debbono rispondere ad una logica unitaria fondata non su vecchie ideologie ma su valori, riferimenti ideali e progetti politici

Quello che serve, pertanto, è uno schieramento “alternativo”. Alternativo per la democrazia interna, per i valori di riferimento e la concretezza delle proposte in funzione della loro fattibilità. Un nuovo soggetto politico, cioè, che esprima con chiarezza una forte ispirazione cristiana e popolare, presenti una regolamentazione di garanzia democratica per la propria vita interna e formuli proposte sulle grandi questioni sociali non con “grida manzoniane” bensì con progetti contenenti precise indicazioni dei costi e delle coperture finanziarie.

Dunque, non si tratta di giocare la vecchia partita di potere “dei due forni”, ma di costruire una prospettiva del tutto nuova dove la partecipazione della gente, la chiarezza dell’ispirazione ideale e la progettualità siano elementi di un processo di cambiamento dei metodi e di rinnovamento della politica.

CASINI E “L’ASINO DI BURIDANO”

Ma, senza una predeterminazione dell’intelletto in base a principi e valori, la volontà non è in grado di fare scelte.

Viene in mente la celebre favola del filosofo francese Giovanni Buridano (1295-1358) nella quale l’asino, davanti a due mucchi uguali di fieno, non è capace di scegliere e muore di fame.

E’ un tema che, già enunciato da Aristotele e da Dante, vuole dimostrare l’importanza della volontà se non è guidata da riferimenti ideali e razionali. La volontà di potere, dunque, non porta al rinnovamento della politica, ma al suo contrario. Perché la strada da percorrere non è quella di accrescere, comunque sia, la consistenza del proprio partito, ma quella di svincolarsi realmente da una scelta bipolare sulla base di analisi e valutazioni culturali, ideali e valoriali. Per lanciare una sfida allo “stato quo” e al conformismo che sta inquinando la vita, non solo politica, del nostro Paese.

Chiediamo all’amico Casini di sottrarsi ai falsi corteggiamenti, di rifiutare alleanze sia da una parte che dall’altra (specie se variabili regione per regione) e di unirsi a tutti coloro che puntano ad un soggetto politico nuovo d’ispirazione cristiana che sia alternativo a questo bipolarismo. Presentando liste autonome ovunque e accettando anche il rischio di restare fuori in qualche consiglio regionale.

Sono convinto che ciò sia necessario per il futuro dell’Italia.



UNA NUOVA CLASSE DIRIGENTE E NUOVI CANDIDATI

Un progetto del genere richiede una nuova classe dirigente ed esige un “passo indietro” per tutti coloro che, avendo avuto esperienze politiche, è giusto che lascino spazio ad una generazione che intenda affrontare le prossime elezioni regionali in nome dei valori e delle proposte che abbiamo indicato.

Se riuscissimo a coordinare tutti coloro (persone, partiti, associazioni, comitati, ecc.) che condividono questa esigenza di cambiamento alternativo rispetto all’attuale scenario, avremmo messo in movimento un grande processo politico democratico e popolare.

Sempre che si trovi il modo di superare gli egoismi e le ambizioni che potrebbero impedire la nascita di tale nuova realtà.

Dunque, disponibilità e generosità in nome di un nuovo progetto capace di dare rappresentanza a coloro che non si riconoscono in questo bi-tripolarismo e che non intendono rassegnarsi alla decadenza di un sistema sempre più distante dalla gente, dalla nostra tradizione e dalle grandi culture politiche della nostra storia.
< Prec.   Pros. >

© 2010 Rifondazione Democristiana
Sito web realizzato da APICE S.r.l.
www.apiceweb.com