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Un movimento per la Costituzione. PDF Stampa E-mail
UN MOVIMENTO PER LA COSTITUZIONE
 
 
 
LA DERIVA OLIGARCHICA
Mentre il sistema dei partiti sta accelerando la deriva oligarchica tentando d’introdurre lo sbarramento elettorale e l’eliminazione delle preferenze anche per le prossime elezioni europee, cresce nel Paese un fermento politico di segno opposto volto a far recuperare ai cittadini protagonismo, libertà nella scelta degli eletti, autonomia e partecipazione.
Si sta diffondendo la consapevolezza di una caduta della qualità della nostra democrazia con una progressiva “abrogazione”, di fatto, di importanti articoli della Costituzione che rimangono sulla carta a testimonianza di una volontà che oggi non trova effettivo riscontro.
 
NUOVI FERMENTI POLITICI
La realtà è che mai come oggi la partitocrazia è stata così accentrata e forte: diminuiscono le garanzie di democrazia interna previste dall’art. 49 della Cost. e aumentano i poteri delle Segreterie che scelgono i deputati e i senatori (che non sono più eletti) e, quindi, controllano direttamente il Parlamento.
Il problema vero è che, però, i partiti sono controllati, a loro volta, dalle centrali finanziarie attraverso il sistema della comunicazione; per cui il Parlamento non è più rappresentativo degli elettori e della Nazione.
Dinanzi a tale scenario si evidenzia con sempre maggiore chiarezza che i due schieramenti, che danno vita a questo bipolarismo, non hanno vere proposte alternative fondate su valori diversi ma, dietro uno scontro di facciata tutto ideologico, sono nella sostanza d’accordo nella suddivisione e nella gestione del potere.
E la gente, guidata e addormentata quasi quotidianamente dalla stampa e dalla TV, ha lasciato fare non rendendosi conto o facendo finta di non capire cosa stesse accadendo.
 
SI E’ ROTTO L’INCANTESIMO
Ma un fatto nuovo e drammatico ha rotto questo “incantesimo”: la crisi finanziaria, economica e sociale. Specie quando i cittadini si sono resi conto che il sistema bancario, dopo essere stato la causa prima della crisi per l’enorme speculazione dei titoli derivati, viene oggi rifinanziato dallo Stato con i soldi dei contribuenti. Cioè, per evitare che le banche possano trovarsi nella condizione di fallire bloccando i finanziamenti alle imprese e i depositi dei risparmiatori, si danno loro nuovi (e tanti) soldi sottraendoli al gettito fiscale e, quindi, alle somme destinate dal bilancio dello Stato alle infrastrutture e ai servizi pubblici e sociali. A ciò si aggiunga che s’incomincia anche a parlare di aiuti alle grandi industrie con finanziamenti che verranno sottratti alle piccole e medie imprese, ai commercianti e agli artigiani.
Dinanzi a questo fatto anche i più disattenti si stanno svegliando perché in parallelo con la crisi finanziaria avanza la riduzione del potere d’acquisto di salari, stipendi e pensioni con la conseguente caduta dei consumi, della produzione e dell’occupazione.
Dobbiamo continuare a far scegliere il nostro futuro da queste oligarchie?
 
LA SOVRANITA’ POPOLARE
La nostra Costituzione attribuisce al Popolo il diritto di determinare il proprio futuro attraverso una democrazia parlamentare che ne riassuma la rappresentanza politica.
Ma le modifiche apportate al sistema elettorale e il mancato rispetto di alcuni fondamentali principi come quello che impone ai partiti politici una organizzazione interna democratica (art. 49 Cost.), hanno di fatto modificato la qualità della nostra democrazia e stanno spostando il momento decisionale delle grandi scelte dal Parlamento a nuovi centri di potere che non hanno alcuna valenza rappresentativa.
Stiamo transitando da una democrazia “inclusiva” che punta ad ampliare gli spazi di libertà e partecipazione ad una democrazia “esclusiva” che, invece, tende a restringere questi spazi per concentrare le decisioni nelle mani dei “saggi”, dei “tecnici”, degli “esperti” e di coloro che sono investiti da una rappresentanza fondata più su un potere mediatico che su procedure di effettivo mandato di rappresentatività politica.
 
DOBBIAMO TORNARE AL POPOLARISMO
Ma questi rappresentanti illuminati cosa ci dicono sulle responsabilità di quanto è accaduto con la crisi bancaria? Cosa propongono per il superamento della crisi, oltre agli interventi in favore di banche e di industrie che, effettuati con i fondi del gettito fiscale, impoveriscono il Paese, non consentono gli adeguamenti a salari, stipendi e pensioni e comporteranno un aumento del prelievo fiscale?
Credo che i cittadini abbiano il diritto di essere arbitri del proprio destino e che debbano essere loro ad effettuare le scelte di fondo sul futuro della società. Anche perché questa crisi non sembra essere di tipo congiunturale, bensì strutturale in quanto è la conseguenza della caduta del mito che aveva dato al mercato e al liberismo una valenza “salvìfica”, quasi di tipo religioso
Ma questa crisi così inquietante è, però, anche ricca di opportunità e di fermenti.
 
LO STATO “SUSSIDIARIO”
E’ giunto il momento di cominciare a costruire quel tipo di stato cui fanno riferimento gli artt. 2 e 118 della Costituzione.
Dinanzi al fallimento del collettivismo e alla crisi del liberismo sorge l’esigenza di una organizzazione politico-sociale che si fondi sui valori del “personalismo”. Uno stato di tipo nuovo dove tutto sia in funzione della persona, della sua dignità e del suo ruolo nella comunità; di modo che possa svolgere attività di interesse generale sostituendosi così allo Stato e agli Enti locali.
Ci sono in Italia circa 90.000 organizzazioni di volontariato. Quante funzioni di servizio sociale potrebbero svolgere per le comunità locali e quanti risparmi ci sarebbero per le casse dello Stato?
Ma questo risveglio del cittadino richiede anche un profondo cambiamento della politica. I partiti rimangono centrali per la c.d. “partecipazione permanente” della gente alla vita democratica e alle politica nazionale, ma debbono tornare ad essere la cinghia di trasmissione tra i cittadini e le istituzioni.
 
NON DOBBIAMO RASSEGNARCI ALLA DECADENZA
Se questa crisi, come penso, è strutturale ci saranno profondi mutamenti nella nostra vita quotidiana nei consumi individuali e collettivi, nello stile e nel tenore di vita, nello stesso sistema produttivo, nel rilancio di quei valori etici e comunitari che in questi ultimi anni sembrano essersi allentati.
Potrebbe essere un ritorno alle Costituzione: per il rispetto dei diritti istituzionali e politici del cittadino, per il rilancio di una partecipazione di tutti alla vita pubblica, per l’attuazione dei principi di eguaglianza, giustizia, solidarietà e sussidiarietà.
Tutti noi che concordiamo su queste considerazioni dobbiamo trovare il modo di collaborare per creare un “movimento di opinione” che difenda i valori democratici e popolari, la dignità della persona e i diritti inviolabili garantiti dalla Costituzione.

Non dobbiamo rassegnarci alla decadenza

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